01. And The Attack Doesn't Stop 02. From Other Side 03. Misanthropic World 04. War 05. Mutant Personality 06. Traitor07. Nuclewarchild Victims08. Time To Kill
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Questa band nasce nel 1998 e rappresenta, secondo il mio modo di vedere, il perfetto incontro tra le sonorità dei Sodom di “M-16” e la zanzarosità chitarristica tipica dello Swedish Death sound, con particolare riferimento ai Dismember del buon Matti Karki; il tutto è sovrastato da linee vocali che ci teletrasportano nell’ormai lontano 1987, quando un tale di nome Chuck Schuldiner consegnò alla storia metallica il suo primo capolavoro, quello “Scream Bloody Gore” del quale nessun metallaro che si consideri tale potrebbe fare a meno.
Con questi presupposti immaginate un po’ cosa ne potrebbe venir fuori: i nostri nascono sotto il monicker “Warhead” e provengono dalla Sao Paulo che circa vent’anni or sono vedeva in gruppi come Attomica, Korzus, Lobotomia o Vulcano i prime movers di una scena locale che progressivamente è andata crescendo, condita dalla presenza di diverse band impegnate ad inseguirsi e battagliare a suon di riff.
Dopo svariati cambi di line-up, peraltro abbastanza ricorrenti soprattutto per una band ai suoi esordi, ad oggi ritroviamo Leonardo “BreaKdowN” dietro al microfono ed alla sei corde, Danilo “Warrior” impegnato al basso ed Edu Pinho (ex Blasthrash) seduto dietro le pelli.
Nel 2000 il primo demo, “Disgrace”, si compone di 3 pezzi ed, in aggiunta, il tributo ai Kreator con la cover di “Flag Of Hate”, che rappresenta il personale riconoscimento ad una delle band che maggiormente ha caratterizzato la proposta sonora di questo trio verdeoro.
Il 2001 è un anno piuttosto difficile per i Breakdown a causa di svariati problemi interni e di strumentazione, tuttavia i nostri riescono a suonare, in occasione di diversi show, assieme ad altre formazioni pauliste, (che trovate sempre sulle nostre pagine, perché a questa redazione non sfugge nulla) fra cui Kremate, Blasthrash e Total Mayhem, facendosi conoscere presso i circuiti underground: il divertimento si protrae e non viene di certo a mancare, suggerendo alla band di immortalare questo suo periodo di attività live.
Ecco che nel 2003 arriva per l’appunto il demo “Live After Thrash”, che oltre a riprendere simpaticamente il titolo del ben più famoso live degli “Airon Maiden” (parafrasando il nostro Daniele “Dan Dan”) ripropone i pezzi sino a quel momento composti, e suonati in occasione delle date di Sao Paulo ed Osasco fra il 2001 ed il 2002.
La band, forte del contratto sotto Unsilent Records, la piccola etichetta nata nel 2005 e peraltro già notevolmente attiva, (si pensi a Toxic Holocaust, Farscape, Apokalyptic Raids, Metal Inquisitor, Comando Nuclear) si mette all’opera e compone nuovi pezzi per questo debutto; nel novembre del 2007 arriva quindi “Time To Kill”.
Otto tracce compongono questo esordio: già ascoltando l’introduttiva “…And the Attack Doesn’t Stop” balza subito all’orecchio l’assalto thash/death condotto dai Breakdown: ritmiche serrate e veloci, chitarre rifacentesi ai Dismember ed il cantato di Leo, isterico e claustrofobico a metà fra Schuldiner e John Tardy, che conferisce a tutto il lavoro un taglio aggressivo ma nel contempo decadente.
Subito il songwriting rivela le sue dominanti, concedendosi aperture chitarristiche melodiche azzeccate, per poi sfuriare su toni decisamente più aggressivi e senza cedimenti; se “Misanthropic World”, dall’attacco diretto e senza fronzoli, che ricorre anche ad inserti solistici provenienti direttamente dai suoni tanto cari a Marty Friedman, è un omaggio ai Sodom per mood e doppia cassa schiaccia sassi, in “War” riecheggia lo spettro degli Slayer di "South Of Heaven" soprattutto nei passaggi più lenti e riflessivi, indubbiamente collegati ai Death del periodo più introspettivo.
Notevole il lavoro dietro le pelli, sopraffino nella tecnica ed elaborato al punto giusto tanto nei momenti più speed quanto negli intermezzi più cadenzati.
Il disco, che è praticamente incentrato sul tema della guerra e delle sue insensatezze, si muove grosso modo sulle coordinate di cui sopra, che alla lunga possono risultare ridondanti alle orecchie dell’ascoltatore, dal momento che sebbene i pezzi siano ben costruiti ed articolati, tuttavia si lasciano andare a soluzioni prevedibili, come nel caso di “Mutant Personality” o “Traitor”.
La ricercatezza del songwriting c’è, e “Nucleawarchild Victims” provvede a rialzare il martirio sonoro insieme alla conclusiva title track posta in chiusura, che sicuramente rappresenta uno degli episodi più riusciti dell’intero disco.
La caratteristica riscontrabile in “Time To Kill” è un suono molto groove, alla maniera di altre band brasiliane che propongono un genere d’altri tempi, fra cui Executer o Torture Squad, (a breve sulle nostre pagine) tuttavia questa non risulta essere una dominante nell’ impianto generale della proposta e conferisce la giusta carica alle ritmiche ed al rifferama.
Un disco buono, anche se a mio avviso dopo diversi ascolti rivela alcune soluzioni abbastanza prevedibili, con il rischio di annoiare in certi passaggi; piacevole, senza infamia e senza lode, godibile soprattutto alle orecchie degli ascoltatori meno intransigenti.
Recentemente la band ha firmato per la No Colours Records, per cui si lascia presagire un seguito discografico in tempi pressochè brevi.
Per ulteriori curiosità vi rimando alla sezione “Interviste”, in cui troverete le recenti dichiarazioni di Leo, disponibile nel rispondere alle domande che gli ho posto.
Buona lettura dunque a tutti voi TerrorLettori!!
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